L’Inps di Faenza; problemi che vengono da lontano

 

Quando nel 1984 si inaugurò a Faenza la nuova filiale dell’Inps , si mossero da Roma i massimi vertici dell’Istituto dall’Inps ), furono coinvolte le autorità locali con cerimonia ufficiale in Municipio, si chiese l’appoggio dei sindacati e delle forze sociali per il successo e l’appoggio al progetto, peraltro ampiamente condiviso, di portare l’offerta di servizio previdenziale vicino al luogo ove sorge la domanda.

E’ pur vero che allora l’Inps, allora guidata dai Sindacati, costituì una rete diffusa sul territorio con il secondo fine di poter diventare l’Ente gestore della previdenza integrativa, obiettivo poi abbandonato ( almeno fino ad ora ) , tuttavia tutti salutarono l’evento come un segnale importante da parte della pubblica amministrazione di cambiare finalmente pelle.

Di fatto la provincia di Ravenna, con le agenzie ( allora si chiamavano Centri Operativi) di Faenza e Lugo realizzò in quegli anni un decentramento ottimale, rispetto alle esigenze del territorio, del massimo Istituto Previdenziale  e la cosa fu molto apprezzata dai cittadini e dagli operatori nel sociale.

Ora invece che la politica dell’Inps è cambiata rispetto ad alcune scelte organizzative e si tende a ridimensionare i servizi locali, il tutto avviene però nel massimo silenzio, senza avvertire nessuno, né le autorità locali, tantomeno le forze sociali. Come cambiano i tempi !.

Ma come si è arrivati a tanto?. Perché si discute tanto sulla chiusura “carbonara” del sevizio di medicina legale presso l’Agenzia Inps di Faenza?

La storia è un po’ complessa ma sostanzialmente è una conclusione di un travaglio che nasce da lontano; forse fin dal momento della inaugurazione.

Innanzitutto la dirigenza provinciale dell’Inps, ma non solo quella, non ha mai creduto fino in fondo il progetto aziendale di decentramento territoriale anche quando le indicazioni di Roma, fino alla metà degli anni 90, erano di potenziare i servizi decentrati.

Infatti passata l’euforia e il lustro del primo momento, derivante dall’apertura delle agenzie di Faenza e di Lugo che poneva Ravenna all’avanguardia in campo regionale e nazionale, si sono sempre lesinate risorse strumentali e umane da parte di chi doveva provvedere.

E’ opinione di chi conosce la realtà di questi venti anni dell’Inps di Faenza che i Faentini dovrebbero fare un monumento agli impiegati e ai responsabili dell’ufficio locale i quali con straordinaria motivazione e  in condizioni spesso di disagio, hanno sopperito alle carenze tecniche e di organico anteponendo sul serio le esigenze degli utenti a quelle personali e dell’ufficio.

Si ricordano ancora ex-dipendenti che, dopo il pensionamento e sfidando i regolamenti, hanno continuato per mesi a dare una mano agli ex colleghi in difficoltà; il tutto naturalmente senza retribuzione.

Altra prova della scarsa considerazione dell’Agenzia di Faenza da parte dei livelli superiori è la questione irrisolta della logistica.

I locali di via Camangi sono, da sempre, inadeguati ai compiti istituzionali; c’è stata una recente possibilità di acquisire anche il piano terra, che avrebbe consentito una sistemazione ottimale specie per l’accesso del pubblico, ma l’Inps provinciale e regionale non hanno voluto impegnarsi più di tanto e l’occasione è sfumata.

Ci sono momenti in cui si sfiora il ridicolo, quando agli uffici deve accedere un disabile in quanto l’ascensore non consente l’entrata di carrozzelle; già in due persone si sta stretti.

Qualcuno ha denunciato di recente il fatto che un faentino disabile, dopo la chiusura degli uffici sanitari di Faenza, è stato visitato a Ravenna in un bagno al piano terra, essendo anche lì gli uffici sanitari non accessibili a tutti.

Se lo stesso utente si fosse presentato all’Inps di  Faenza non l’avrebbero visitato nel bagno al piano terra, per il semplice motivo che non c’è niente al piano terra, ma l’avrebbero visitato, come è avvenuto spesso in passato, nel pianerottolo antistante l’ascensore in mezzo alla gente di passaggio.

Ora c’è la questione della chiusura dell’ufficio sanitario, ove, è vero che non si eroga assistenza sanitaria, ma si svolgono solo accertamenti medico-legali; tuttavia si tratta sempre di un servizio sociale di accertamento e controllo di diritti universali, per i quali non si capisce perché un abitante della valle del Senio debba fare 60 chilometri per andare a Ravenna, anziché fermarsi a Faenza dove c’è un ambulatorio perfettamente funzionante anche se con  limitazioni per gli accessi ai disabili.

Non sono vere neanche le giustificazioni fornite dalla direzione ravennate circa la ricerca di economie gestionali, in quanto i viaggi fatti dagli utenti a Ravenna vanno rimborsati e costano ben  più che pagare la trasferta ad un medico dell’Inps per un giorno alla settimana che da Ravenna o da Lugo potrebbe benissimo recarsi, come avvenuto per anni, nell’ambulatorio di Faenza.

Da notare che i medici dell’Inps sono dipendenti a tutti gli effetti, anche se si sentono professionisti in quanto destinatari di un contratto specifico e simile a quello della sanità, ma forse proprio per questo hanno sempre costituito all’interno dell’Inps una realtà a sé stante che adotta comportamenti ispirati più a logiche di categoria che a interessi generali.

La responsabilità della chiusura dell’ufficio sanitario è senza dubbio del direttore provinciale e di quello regionale, però è sintomatico che la classe medica dell’Inps è sempre stata d’accordo su  questa impostazione. Sarà una coincidenza?

Comunque l’insieme di tutte le cose precedenti porta alla conclusione preoccupante che si sia alla vigilia di un ridimensionamento ancora più consistente delle funzioni delle agenzie decentrate dell’Inps ed in particolare di quella di Faenza che soffre, come detto, di altre gravi questioni logistiche che, se non risolte nel breve periodo, porteranno alla paralisi di attività produttive importanti e comunque alla mancanza di sviluppo.

Infine c’è una considerazione da fare sul comportamento di questo Istituto che, quando ha avuto bisogno di sviluppare una certa immagine ha chiesto l’interessamento del territorio, ora che quell’immagine non gli serve ha l’arroganza di decidere in maniera unilaterale sul funzionamento di servizi che riguardano tutta la popolazione.

Non credo che questo possa essere consentito, seppure nel rispetto delle autonomie e responsabilità di ognuno dei soggetti interessati.

Come Sindacato di cittadini interessati alla questione ribadiamo la richiesta all’Inps di riaprire il servizio sanitario immotivatamente chiuso nell’agenzia di Faenza per garantire ai faentini un servizio che altrove ( agenzie di Lugo e di Cesena )  nessuno si è sognato di sopprimere.

 

 

Franco Andrini

Segretario Generale Pensionati Cisl Ravenna

 

Ravenna 19 novembre 2003