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Delle mura e delle porte di Ravenna

 

Ottobre 2002

(a cura di Piero Gambi)

 

 

 

Le mura

Premetto che questa conversazione non vuole assolutamente assumere il carattere di una esposizione dai toni intellettuali, ma intende solamente commentare, assieme a voi, alcuni appunti che, da semplice appassionato, ho annotato sulla storia della nostra città.

Ho diviso pertanto gli argomenti che andrò ad esporre in due parti ben distinte: Nella

prima parleremo delle mura di Ravenna dall'epoca romana ad oggi; nella seconda illustreremo

le porte attualmente esistenti, con qualche accenno a quelle scomparse.

Va subito precisato però che, per quanto riguarda le mura, in mancanza di valide documentazioni storiche e di probanti reperti archeologici, dobbiamo basarci su ipotesi e deduzioni, a volte del tutto personali e quindi anche discutibili.

 

Eccoci allora al primo argomento: Col declino degli scali Portuali di Adria e di Spina, e soprattutto con l'affermazione del porto di Classe, Ravenna acquistò tale e tanta importanza da indurre gli imperatori romani a cingerla di mura al fine di garantire la sua sicurezza.

 

 

 

 

Le mura e l'attuale centro urbano

 

 

 

Qui vediamo un disegno che rappresenta appunto l'ipotesi del primo complesso murario della Ravenna romana la cui costruzione risale a metà del l° secolo dopo Cristo ed è attribuita all'imperatore Tiberio Claudio. Dal disegno, balza subito evidente la caratteristica di una "cittadella" di origine militare corrispondente ad un rettangolo diviso in quattro parti da due strade principali intersecantesi fra loro. Da tale suddivisione in quattro spicchi trae poi origine la parola "quartiere" per indicare una parte della città.

 

 

Ipotesi delle prime mura

 

Quelle strade avevano all'incirca i seguenti tracciati:

‑La prima, chiamata Decumana, traeva origine dalla Porta Aurea (in basso al centro), passava poi per il cortile del Seminario e proseguiva lungo la Via Pasolini fino all'imbocco con Via Salara (in alto al centro).

‑L'altra, denominata Cargo, partiva dalla destra della foto, a fianco dell'attuale Cattedrale, e, dopo aver attraversato la Piazza Duomo, proseguiva lungo la Via Oberdan fino al Viale Baracca.

A questo punto è facilmente intuibile che il centro cittadino, rappresentato dall'incrocio delle due strade, fosse ubicato nei pressi dell' attuale Seminario Arcivescovile,

 

Si noti che il Fiume Padenna ed il suo principale affluente lambivano parte delle mura, sia ad EST che a NORD, mentre il Lamisa, altro affluente del Padenna, attraversava la Città al suo interno in direzione EST ‑ OVEST.

Anche se in parte queste mura sono scomparse, tre lati di quel quadrilatero sono ben visibili ancora oggi. E' chiaro che nel lato OVEST le mura iniziavano da Porta Adriana, proseguivano poi lungo la Piazza ed il Viale Baracca, dietro la ex fabbrica “Callegari”, fino alla Torre Zancana su cui è stata poi costruita la Chiesa della Madonna del Torrione. Il lato SUD era costituito da un insieme di mura, in buona parte tuttora visibili, che corrono parallele alla Circonvallazione al Molino e precisamente dalla Madonna del Torrione fino al malandato Torrione dei Preti costruito nelle vicinanze dello scomparso Ponte dei Martiri.

Del lato EST sono rimaste solo le mura che vanno dal Torrione dei Preti a Porta Gaza. Con tutta probabilità esse proseguivano, secondo la linea tratteggiata, attraverso le attuali proprietà dell'Ospizio di S. Teresa e dell'Arcivescovado passando poi di fronte alle sedi della Banca Popolare e della Banca d'Italia, lungo la Via Romolo Gessi, per poi piegare successivamente verso NORD lungo la Via Mentana e la Via Matteotti e giungere così nella attuale Piazzetta del Mercato Coperto. Qui si raccordavano con le mura del lato NORD posizionate lungo tutta la Via Cavour ed oggi totalmente scomparse.

Da questo nucleo iniziale ebbero poi origine le diverse espansioni future della città di cui parleremo in seguito.

 

 

 

                 Il Padenna ed i suoi affluenti                                                       I vari ampliamenti della città

 

Come si può constatare, non si tratta di una figura geometrica perfetta, bensì di un poligono comunque molto rassomigliante ad un rettangolo. La causa di tutto ciò deriva dal percorso del Padenna che obbligava le mura ad alcune deviazioni. E' da ritenere infatti che la parte terminale delle mura costruite lungo la Via Mentana e la Via Matteotti fosse posizionata in parallelo a quel corso d'acqua il quale , rimanendo così esterno alle mura, contribuiva ad una maggior difesa della cittadella. Lo stesso dicasi per l'affluente del Padenna che dalla attuale Piazzetta del Mercato Coperto si dirigeva verso Porta Adriana correndo però esternamente alle mura posizionate lungo l'odierna Via Cavour. Il perimetro totale di quelle mura iniziali misurava all'incirca 2 Km. e mezzo

Crescendo d’importanza e d’abitanti, Ravenna registrò ben presto la necessità di un ampliamento urbano. Ancor prima del II° secolo dopo Cristo incominciò pertanto ad estendere le sue costruzioni fuori le mura, oltre il Padenna, principalmente nella zona EST (quella indicata con A), chiamata poi "Zona Cesarea". Essa costituiva un grande sobborgo tra la città romana ed il mare e che indicativamente possiamo così delimitare: Porta Serrata, Rocca Brancaleone e Cavalcavia da un lato; la stazione con tutta la linea ferroviaria dalla parte del mare; i giardini pubblici, Porta Nuova e Via Zagarelli alle Mura nel lato Sud e poi Via Mazzìni, Via Cairoli, Piazza del Popolo e Via Girolamo Rossi nell'ultimo lato.

 

                 Il palazzo di Teodorico (mosaico)                                              Mausoleo di Teodorico

 

In quella zona sorgeranno nel V° e nel VI secolo magnifiche costruzioni civili e superbi edifici di culto fra cui meritano di essere citate la Chiesa di San Giovanni Evangelista; quella inizialmente dedicata al Santi Apostoli ed ora conosciuta come S. Francesco; la Cattedrale degli Ariani, ora Chiesa dello Spirito Santo, con l'annesso Battistero. Nella stessa zona fu costruita anche la Reggia di Teodorico, oggi totalmente perduta, di cui però abbiamo una rappresentazione musiva nella Basilica di S. Apollinare Nuovo.

Non va dimenticato inoltre l'imponente Mausoleo di Teodorico, (di cui vediamo una suggestiva immagine) e la vicina Chiesa di S. Andrea dei Goti che fu totalmente demolita dal Veneziani onde ricavare materiale da costruzione per la Rocca Brancaleone. La Regione Cesarea divenne quindi, come diremmo oggi, la nuova Zona direzionale di Ravenna.

 

Tuttavia all'inizio non si ritenne di proteggerla con delle mura fortificate considerato che l'immediata vicinanza del mare garantiva da eventuali atti di ostilità provenienti da quella parte.

Nel frattempo, per favorire l'estensione della città anche verso NORD, si verificarono le prime demolizioni delle vecchie mura situate lungo l'odierna Via Cavour.

Sorse così la Regione " Domus Augusta" ossia il quartiere imperiale del V' Secolo. Questa zona (indicata con B) era all'incirca così delimitata. Via Cavour, Via don Minzoni, Via Mura di Porta Serrata e Via Girolamo Rossi in modo da comprendere il Palazzo Imperiale (oggi totalmente perduto), con la vicina Chiesa di S. Croce, oltre al Mausoleo di Galla Placidia. Dopo la parentesi del Regno Goto, con il passaggio di Ravenna all'Impero bizantino, la Regione della Domus Augusta tornò ad essere il "quartiere nobile" della città dove poi sorse il Tempio di S. Vitale.

Come abbiamo già visto essa era divisa dalla vecchia zona romana da un affluente del Padenna che correva parallelo alle mura situate lungo l'odierna Via Cavour. Per consentire il collegamento fra le due zone fu perciò costruito un ponte che è stato poi rinvenuto all'inizio della Via Salara. Infatti su un muro di sinistra di quella strada, a pochi metri dalla Via Cavour, è posta una lapide in marmo con l'indicazione di un ponte pomposamente denominato "d'Augusto" forse in omaggio alla nobiltà della zona con la quale era collegato,

 

Un ulteriore ampliamento della città sì manifestò poi verso SUD‑EST allorché Onorio trasferì da Milano a Ravenna la sede della Capitale dell'Impero Romano d'Occidente. L'arcivescovo Orso, non ritenendo confacente al decoro di una sede imperiale le piccole chiese nelle quali si riuniva la comunità cattolica, fece allora costruire una Basilica che in suo onore fu chiamata "Ursiana" Va ricordato che detta basìlica fu successivamente demolita nel 17332 per far posto all'attuale Cattedrale.

Nelle vicinanze sorsero poi il Battistero Neoniano ed il Palazzo Arcivescovile. Nacque così una zona religiosa cattolica (qui indicata con C) ben distinta da quella ariana voluta da Teodorico. Ben presto attorno a questo quartiere si manifestò un notevole sviluppo edilizio e commerciale. Qui infatti sorsero anche il mercato ed il centro degli affari originando così una naturale irradiazione della città verso Sud‑Est e precisamente nel triangolo all'incirca così delimitato: Ospìzio di S. Teresa, Piazza Arcivescovado e Via Romolo Gessi da un lato; Via Guidone e Via Baccarini dall'altro e Via Corti alle Mura e Piazza D'Annunzio nel terzo lato.

Da notar a questo punto l'assoluta mancanza di un allargamento della città verso Ovest, probabilmente per la presenza del fiume Montone il quale, rimanendo così esterno alle mura, poteva rappresentare una ulteriore difesa della città.

 

In concomitanza a queste espansioni urbane il circuito delle mura sì va ampliando. Siamo ai primi del V° secolo allorchè Onorio, per proteggere la Regione imperiale della Domus Augusta, fa costruire nel lato NORD le mura che da Porta Adriana conducono fino a Porta Serrata e di cui vediamo alcuni resti.

Successivamente è Valentiniano III° che ordina la costruzione delle mura del lato SUD che da Porta Gaza si dirigono a Porta Nuova passando per Porta S. Mama e Porta Sisi. Di queste mura rimangono alcuni ruderi in Via Zagarelli alle Mura e nelle adiacenze dì Porta S. Mama.

Infine ‑ ma non è cosa certa ‑ prima Odoacre e poi Teodorico completeranno la cinta delle mura anche ad EST costruendo il cosiddetto "mur novo" che andrà da Porta Nuova, lungo il primo tratto di Viale Santi Baldini, la Circonvallazione Piazza d'Anni e la Via Darsena ( dietro la stazione) fino a Porta Serrata. Oggi del Mur Novo rimangono pochi ruderi a fianco della ferrovia per Rimini che corre parallela alla Circonvallazione Piazza d'Armi.

 

Complesso delle mura dopo Teodorico

 

Si completa pertanto la nuova cinta muraria di Ravenna che, con l'aiuto di una vecchia mappa, possiamo così ricostruire rilevando che la traccia delle vecchie mura sono individuabili in basso a destra. Ora la lunghezza complessiva del perimetro si aggira sui 5 Km lungo i quali verranno costruite nientemeno che una cinquantina di torri di guardia.

Esaminiamo a questo punto alcuni particolari relativi alla struttura dei manufatti:

-         A causa delle varie sopraelevazioni effettuate in epoche successive non c'è concordanza sull'altezza di quelle strutture. E' comunque opinione diffusa che variasse fra i, 4 ed i 5 metri, con qualche eccezione fino a 6.

-         Sovente lungo le mura si riscontrano tracce di arcate il che fa supporre l'esistenza di aperture di comodo per l'entrata e l'uscita dalla città, nonché di varchi per far scorrere all'esterno l'acqua di alcuni canali cittadini.

 

                             Arcate nelle mura Nord                                             Resti del Mur Novo

 

-         Lo spessore dei muri varia dai m. 2,20 riscontrati nel Mur Novo di Viale Santi Baldini ai m. 1,90 delle mura di Porta Serrata, fino ai m. 1,60 nelle adiacenze di Porta S. Mama.

-         Considerati gli spessori sopra citati ed al fine di risparmiare una notevole quantità di mattoni, era frequente che le mura venissero riempite al loro interno con un conglomerato di pozzolana e frammenti di marmo e laterizi spesso provenienti dalla demolizione di vecchi fabbricati.

-         E' quasi sicuro che almeno una parte delle vecchie mura romane fosse dotata di merli, alcuni dei quali sono individuabili nel tratto che va dal Torrione dei Preti fino a Porta Gaza. Nonostante che in occasione di successive sopraelevazionì siano stati murati gli intervalli, in alcuni punti i merli sono tuttora abbastanza visibili.

-         Le mura: che dalla Madonna del Torrione vanno fino alle Carceri e successivamente a Porta Gaza sono ovviamente le più antiche e si presentano tutte rinforzate, nella parte interna, con un terrapieno costruito probabilmente per consolidare il muro contro le violenze delle inondazioni dei fiumi Ronco e Montone assai ricorrenti in quella zona.

 

                     1 merli delle mura di Porta Gaza                              Schema delle vecchie mura

 

Nei secoli successivi all'Esarcato, iniziata la decadenza di Ravenna, anche le mura andarono via via deperendo sebbene, fino all'epoca moderna, fu sulla loro efficienza che si basò la sicurezza della città.

Gli ultimi lavori di riparazione furono eseguiti verso la fine del 1700 dopo di che, cambiato completamente il concetto di difesa, a seguito della introduzione della artiglieria nelle azioni di guerra, iniziò l'era della loro decadenza.

Le mura rimasero allora solo come baluardo di protezione contro il brigantaggio e successivamente, fin quasi all'epoca nostra, svolsero più che altro la funzione di cinta daziaria.

Da segnalare anche che, per molto tempo, le mura rappresentarono un valido strumento di riparo contro i pericoli delle inondazioni provocate dal già citati fiumi Ronco e Montone che, come si vede dalla foto, avvolgevano in un soffocante abbraccio la città.

 

La città avvolta dai fiumi

 

Il tempo ha certamente arrecato danni a queste costruzioni, ma dobbiamo purtroppo constatare che ì guasti maggiori sono spesso da imputare alla mano dell'uomo.

Come indicato in alto, al n' 1, nel 1863 fu demolita una parte del Mur Novo verso NORD, esattamente fra la stazione ed il cavalcavia, per favorire la.costruzione della linea ferroviaria Ravenna ‑ Castel Bolognese. Al n' 2 ci viene indicata invece la demolizione avvenuta nel 1886, in direzione SITD, per far posto alla costruzione dell'altro tronco ferroviario diretto verso Rimini. Un'altra demolizione di un notevole tratto di mura, qui indicata in basso, al n' 3, venne fatta nel 1921 per la costruzione del primo Foro Boario nel tratto che va da Porta Adriana all'ex Fabbrica “Callegari” ed esattamente dove oggi troviamo la Piazza ed il Viale intitolati a Francesco Baracca.

Numerose altre demolizioni furono fatte sia in questo, che nel secolo scorso; alcune per inderogabili necessità di viabilità e di espansione urbanistica, altre per ragioni meno necessarie e meno giustificate fino a portare le mura allo stato attuale.

 

Le varie demolizioni delle mura

Le Porte

Passando a parlare delle porte ci soffermeremo in modo particolare su quelle attualmente esistenti.

Iniziamo allora con Porta Adriana. Essa sì apre sulla direttrice che congiunge la Via Cavour con la Via Maggiore. Anticamente si apriva sul fiume Montone che passava adiacente e sul quale era collocato un ponte che venne poi demolito nel 1774.

Secondo lo storico Fabbri il nome Adriana sembra che derivi da una antica famiglia patrizia ravennate: gli Andriani.

 

Nell'anno 1545 la porta venne spostata un po' più di lato,verso sinistra, ma pochi decenni dopo fu ricostruita nella antica posizione. In quella occasione venne decorata con alcuni marmi provenienti dalla distrutta Porta Aurea. La facciata anticamente portava solo due colonne centrali sul cui basamenti erano scolpiti due leoni veneti che vennero poi mutilati verso la fine del 1700.

 

Porta Adriana (facciata)

 

Il retro della porta fu costruito ai primi del '600 e successivamente fu più volte restaurato. Ai lati esistono tuttora due bastioni quadrati che furono edificati nel XVIII° secolo per sostituire le due originarle torri di protezione. 1 due passaggi pedonali, aperti ai lati per esigenze di viabilità, sono di epoca recente.

Nell'anno 1857, in occasione della visita a Ravenna di Papa Pio IX°, vennero eseguiti lavori di restauro fra cui l'aggiunta di altre due colonne che portano scolpiti nei basamenti due pini. Tutte e quattro le colonne sono ancor oggi sormontate da altrettante guglie

Porta Adriana (retro)

 

Passiamo ora a Porta Serrata ubicata alla estremità Nord dell'attuale Via di Roma. Il suo nome originale è Porta Anastasia e sembra che ciò sia avvenuto in onore di Anastasio degli Onesti, ravennate eminente. Come Porta Adriana anche Porta Serrata si apriva sul fiume Montone che lambiva le mura della città.

Anticamente era posizionata un po' più a Ponente, ossia in direzione dell'odierno Borgo S. Biagio. Alla fine del 1500 però il Cardinal  Ferreri, il demolitore di Porta Aurea, portò in linea retta la parte terminale di Via di Roma ed in tale occasione fece abbattere la vecchia porta per ricostruirla nella posizione attuale. Anche questa porta fu poi abbellita con dei marmi provenienti dalla infausta demolizione di Porta Aurea.

Il nome di "Serrata" deriverebbe da una leggenda secondo la quale la famiglia dei Polentanì fece murare questa, porta per sottrarsi ad una profezia la quale prediceva che essi sarebbero stati cacciati dalla città attraverso Porta Anastasia. Per scongiurare quella profezia la fecero "chiudere e così rimase finchè nel 1511 venne riaperta da Papa Giulio II°

 

 

Porta Serrata (facciata)

 

Nel 1621 la porta crollò provocando la morte di una ventina di persone. Il Cardinale Cybo allora la fece restaurare imponendole però il nome di Porta Cybo, ma il popolo continuò a chiamarla Porta Serrata.

Durante l'ultima guerra, coi bombardamenti avvenuti in quella zona, molti edifici furono abbattuti, trà cui la vicina chiesa di S. Vittore, ma la porta rimase miracolosamente in piedi. Approfittando, di quelle demolizioni,venne del tutto isolata migliorando in tal modo la viabilità della zona.

 

Porta Serrata (retro)

 

Spostiamoci ora a Porta Nuova. Essa è considerata una delle porte più belle di Ravenna. Corrado Ricci ritiene che sia stata costruita là dove anticamente sorgeva la Porta per mezzo della quale si accedeva alla Basilica dì S. Lorenzo in Cesarea.

Fu totalmente riedificata nell'anno 1580 e fu appunto in quella occasione che prese il nome di Porta Nuova. Successivamente venne restaurata dal Cardinale Donghi, sembra addirittura su un progetto del Bemìnl. Ciò avvenne in occasione dello scavo del Canale Navigabile Pamphilio (quello che congiungeva la città al vecchio Porto Candiano) e che, come la Porta, venne chiamato "Pamphilio" in onore di Papa Innocenzo X° di casa PANPHILI. Le due lapidi che si possono leggere ancora oggi al lati della facciata ricordano appunto quella grandiosa realizzazione.

 

Porta Nuova (facciata)

 

Si noti la pregevole lunetta in ferro battuto, posizionata sotto l'arco, che proviene dalla demolizione della porta Alberoni.

Il retro della Porta Nuova, per la verità, non presenta caratteristiche architettoniche degne di rilievo. Oltre la Porta si intravede l'inizio della Via Cesarea. Anche in questa porta sono stati aperti due passaggi pedonali ed, abbattendo alcune costruzioni laterali, è stata costruita una deviazione stradale per migliorare la viabilità.

 

 

 

 

 

Porta Nuova ai primi del 900

 

Porta Nuova (retro)

 

Porta Nuova col “tramvai”

 

In una delle precedenti foto che risalgono ai primi del 900 vediamo la porta ancora rinchiusa fra le abitazioni d'allora. Sullo sfondo, a destra, si intravede la ex Caserma Garibaldi distrutta dai bombardamenti dell'ultima guerra ed il campanile di S. Apollinare Nuovo. Sul frontone in alto si legge chiaramente la dicitura "PORTA PAMPHILIA", ma il popolo continuò a chiamarla Porta Nuova. In terra si scorgono le rotaie del trenino a scartamento ridotto che portava fino a Forlì. Per pura curiosità osserviamo il trenino chiamato "e tramvai che sta transitando sotto la porta per dirigersi poi verso Forlì lungo la" Via Ravegnana".

 

 

Passiamo ora a Porta Sisi, anticamente chiamata anche Porta Ursicina. Si è molto discusso sull'origine del nome; a me pare che trovi attendibilità l'opinione che Sisi sia una derivazione e corruzione dell'antico nome Ursicina. Difatti in documenti di varie epoche essa viene chiamata: Porta Ursicinis, Usisina, Sisina, Sisna, Sicina, e finalmente, nel 1600 appare chiaramente il nome Sisi.

Per la cronaca, Santo Ursicino, oriundo dalla Liguria, subì il martirio a Ravenna nell'anno 66 dopo Cristo. Attualmente questa porta collega l'odierna Via Mazzini con la Via Castel S. Pietro meglio conosciuta come Borgo S. Rocco.

Nel 1568 venne rifatta nella bella ed armoniosa forma attuale, ornata da due belle colonne di granito che sostengono il frontone sul quale è ancora scolpita la data del rifacimento. La bella lunetta in ferro battuto a raggera che si può ammirare sotto l'arco proviene dall' ingresso principale del Monastero di S. Vitale.

Questa porta si trova ancora oggi soffocata fra vecchie costruzioni ed anche ai suoi fianchi sono stati aperti due passaggi per il traffico pedonale.

Va infine annotata una curiosità. Nel Secolo XIII° il Comune si proponeva come paladino contro l'immoralità proibendo, in un suo statuto, alle "meretrici ed alle ruffiane" (sono parole testuali) di sostare nella pubblica via, specie nelle adiacenze di Porta Ursicina e di Porta Anastasia. Perché vengano citate solo quelle due porte però non è dato sapere.

 

Porta Sisi (facciata)

 

Porta Sisi (retro)

 

A questo punto viene da chiedersi se si debba includere nell'elenco delle Porte ravennati anche il cosiddetto Portonaccio, ossia quel manufatto costruito alla estremità Sud del Borgo S. Rocco. Infatti, pur presentando tutte le caratteristiche strutturali di una porta, esso non si trova inserito nel perimetro murario e pertanto non ha mai assolto alla classica funzione di accesso alla città.

Si potrebbe meglio definire un "arco celebrativo" dal momento che fu eretto nel 1785 in occasione dei lavori di sistemazione della strada per Forlì commissionati dal Cardinale Gonzaga. Anzi è proprio per questo che è chiamato anche Porta Gonzaga. Eccezionalmente allora riserviamole qualche annotazione.

Di forma semplice ed austera fu disegnata dal concittadino Camillo Morigia. Da questa porta trae origine la Via Ravegnana che, seguendo l'argine sinistro del fiume Ronco, conduce fino a Forlì.

Secondo Corrado Ricci non è improbabile che sia stata edificata nel luogo ove in precedenza sorgeva un avamposto fortificato delle mura cittadine. Anche ai suoi lati sono stati aperti due passaggi pedonali. Purtroppo, come Porta Sisi, anch'essa è soffocata dalle costruzioni adiacenti.

 

                    Il Portonaccio (facciata)                                                Il Portonaccio (retro)

 

 

Ed ecco Porta S. Mama o S. Mamante. E' una delle porte più antiche della città e sorse in un punto nevralgico per la difesa di Ravenna. Il suo nome deriva dalla Chiesa e dal Monastero dedicati a S. Mama e che sorgevano nelle 'adiacenze.

Edificata nel secolo XI° fu, nel tempo, fortificata con la costruzione, nelle vicinanze, di un imponente complesso difensivo ufficialmente chiamato "Castrum 1mperatoris", ma volgarmente conosciuto come "i Bastioni” Tutta la zona circostante infatti in dialetto è ancor oggi chiamata "I basciòn". Fu in questa zona che nel 1512 iniziò la battaglia di Ravenna con l'assalto delle truppe francesi sostenute, per la prima volta, dall'artiglieria.

Le fortificazioni tuttavia resistettero, anche se alla fine risultarono notevolmente danneggiate, come pure la porta.

 

 

                  Porta S. Mama (facciata)                                                Porta S. Mama (retro)

 

I lavori di riparazione durarono molti anni e furono completati solo al primi del 1600, ossia dopo circa 90 anni, quando era Cardinale legato Domenico Rivarola. A seguito dì quei lavori si tentò di chiamarla Porta Rivarola, ma, come al solito, i Ravegnani continuarono a chiamarla Porta S. Mama.

Oggi la Porta collega la Via Baccarini con la Via Bastioni e successivamente con la Via S. Mama. Con l'abbattimento di una vecchia costruzione, la porta è stata isolata da un lato favorendo così la viabilità della zona. Da notare che a sinistra di questa foto, (ossia fra Porta S. Mama e Porta SisO anticamente entrava in città il Canale Padenna per uscire poi dalla parte opposta nei pressi di Porta Serrata, dopo aver attraversato tutta la città.

 

 

E concludiamo con Porta Gaza. Di questa antica porta di cui abbiamo ripetutamente parlato nella prima parte, non resta che il bell'arco dì cui si riproduce l'immagine. Nella antichità ebbe molta importanza dato che si trovava al limite di quel complesso sistema di fortificazioni proveniente dalla Porta S. Mama e chiamate i Bastioni.

Dalla iscrizione ancora visibile sul portale, risulta che la porta venne rifatta nell'anno 1750 da Mons. Fernando Romualdo Guiccioli.

Lo Spreti ritiene che il nome della porta derivi dalla famiglia dei Conti di Gazo di provenienza imolese. Nelle vicinanze esiste infatti un grosso torrione cilindrico comunemente denominato "Torrione dei Preti", ma che in qualche documento è indicato anche come "Torrione dei Gazi".

Come si intravede dalla foto che segue, la Porta è attualmente ubicata di fronte all'ingresso della Chiesa dell'Ospìzio di S. Teresa.

All'inizio dei secolo l'intera area circostante venne recintata e, con una serie di piccole costruzioni, fu adibita dapprima a deposito di munizioni per l'esercito e, più tardi, a colombaia militare per piccioni viaggiatori.

Durante l'ultima guerra quei locali furono assai danneggiati, dopo di che furono totalmente demoliti. Rimase in piedi solo l'arco della porta che successivamente il Comune ha degnamente restaurato per cui oggi la si può ammirare nella sua bella e semplice linea.

 

Porta Gaza (facciata)

 

Porta Gaza (retro)

 

 

Trattando delle Porte di Ravenna non potevo fare a meno di citare almeno due delle porte che, sebbene scomparse, hanno avuta una primaria importanza per la nostra città: Porta Alberoni e Porta Aurea.

 

 

La Porta Alberoni è stata la porta dalla esistenza più breve: circa un secolo e mezzo. Fu costruita dal Cardinale Alberoni nel 1739 per favorire l'accesso alla Darsena portuale del Canale Corsini da lui fatto costruire per congiungere definitivamente la città col mare. In origine collegava il Porto con la via principale della città (l'odierna Via di Roma) per mezzo di una strada rettilinea e sufficientemente larga per i traffici d'allora. Questa porta era ubicata all'incirca nei pressi dell'attuale passaggio a livello del Candiano e la strada di collegamento corrispondeva all'odierna Via Alberoni.

Nel 1884, per consentire la costruzione del tronco ferroviario Ravenna ‑Rimini, la porta venne demolita assieme alle mura circostanti e, come già detto, la lunetta in ferro battuto situata sotto l'arco fu trasferita a Porta Nuova.

 

La Porta Alberoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FINE

 

Inizio pagina

 

Qualche accenno infine a Porta Aurea. Nel periodo romano fu la porta principale della città. Era collegata con l'importante Via Popilia proveniente, da Rimini e, come abbiamo visto all'inizio, si apriva verso la interna Via Decumana.

Si ritiene sia stata edificata verso la metà del I° secolo dopo Cristo dall'Imperatore Tiberio Claudio, lo stesso che fece costruire le prime mura di Ravenna. Era certamente di bella architettura ed egregiamente decorata, ricca di marmi e di intarsi. Indubbiamente rappresentava l'ingresso più importante della città tenuto conto che da quella parte, (in conseguenza delle colmate alluvionali dei fiumi Ronco e Montone,) non c'erano più paludi, ma solo terra ferma.

La porta, costruita a doppio arco, era fornita di due aperture laterali ed era fiancheggiata da due torri cilindriche come possiamo vedere da questa immagine che ci è stata tramandata da un vecchio sigillo medioevale.

 

Porta Aurea (da un sigillo medioevale)

 

Qui sotto invece è riportato un disegno della Porta Aurea elaborato nel XVI° secolo da Andrea Palladio il quale ignora l'esistenza dei due vani laterali e delle due torri cilindriche che ai suoi tempi erano state purtroppo già smantellate.

 

Porta Aurea (da un disegno del Palladio)

 

Se è vero però che le due torri, di cui oggi restano visibili solo i basamenti, furono demolite dal Veneziani nel XV° secolo, la porta vera e propria venne sconsideratamente abbattuta nel 1582, ossia un secolo dopo, unicamente per fornire materiale da costruzione.

 

Porta Aurea (disegno di padre Coronelli)

 

Diverse decorazioni, come già detto, vennero utilizzate per l'abbellimento di Porta Adriana e di Porta Serrata; molti marmi furono frantumati per fame calce e solo alcuni reperti si possono ancora oggi ammirare nel Museo Nazionale. Per mezzo di scavi effettuati nel secolo scorso le fondamenta di tutto l'edificio vennero ritrovate ad una profondità di circa sei metri il che testimonia un interramento di notevoli dimensioni in tutta la zona.

E mi piace concludere questa conversazione richiamando la vostra attenzione sulla porta disegnata da padre Coronellì. In essa si può ammirare tutta l'imponenza della costruzione e si può intuire il valore delle preziose decorazioni. Indubbiamente fu una porta prestigiosa che qualcuno vorrebbe addirittura in parte dorata, da cui il nome dì Aurea, ma certamente di una sontuosità inimitabile.

Nei `Lustri Ravennati" scritti da Serafino Pasolini si legge che "ella era adornata, tra l'altre cose, di due grandissimi specchi, acciò in essi si potessero specchiare li trionfanti entrando nella città".

Oltre che una porta essa fu, quindi, anche un "Arco di Trionfo" il che aumenta la nostra delusione per una così triste ed immeritata fine.